Il mobile antico nell’arredo moderno. Gli insegnamenti dei grandi architetti e l’esperienza degli antiquari

12 ottobre 2018 | La voce degli antiquari

La casa de Menil a River Oaks, opera di Philip Johnson e di Charles James fu progettata nel 1950 utilizzando vetro, legno, acciaio e con spazi ampi e il tetto piano e rappresenta la prima casa modernista del Texas. Johnson, allievo di Mies van der Rohe, propose un arredo austero ma si sentì ripreso dai de Menil che rifiutarono il suo primo progetto preferendo “something more voluptuous”. Così guardando le immagini di questa abitazione, in un salone tra una parete di mattoni e una parete di vetro si nota, incredibile a dirsi, un divano lombardo “ad orecchioni” del Settecento. Nel salone-studio si vede una parete rivestita in pannelli di legno, un camino rettangolare senza cornice sopra il quale spicca un dipinto cubista e di fronte si trova una scrivania di epoca Luigi XVI e una poltrona Luigi XV con tessuto ad arazzo.

Che l’arredo antico sia armonicamente inseribile nell’arredo moderno, persino nelle strutture architettoniche dei padri del modernismo non sembra essere una novità. Si potrebbe citare anche Casa Carmen Baldo a Rio de Janeiro progettata da Oscar Niemeyer nel 1969 o la famosa Casa de Vidro a San Paolo progettata da Lina Bo Bardi nel 1951 o ancora Casa Zenter (1964- 1968) a Zurigo opera eccelsa di Carlo Scarpa. Tanti esempi più o meno noti di illustri architetti che nel loro patrimonio culturale hanno il passato e il futuro. Artisti che hanno amalgamato gli esempi del passato e li hanno inseriti nelle loro creazioni più estreme.

Il piacere di ritrovare nelle immagini di molti interni progettati dai grandi architetti il connubio tra mobile antico e ambiente moderno potrebbe far dimenticare un certo modo attuale di arredare senza anima e senza identità, per avere come risultato “something more…”

Isabella Balzarini

Antichità Giglio