Into the jungle. Il Mercanteinfiera raccontato da due giovani antiquari

12 ottobre 2018 | La voce degli antiquari

In questa giungla dalle pareti di cemento, perennemente illuminata dai neon che rendono impossibile capire quale ora del giorno sia, si aggirano tra stand dalle pareti di cartone turisti annoiati, collezionisti insospettabili e intrepidi mercanti a caccia della trouvaille. Così si presenta la fiera di Parma agli occhi delle migliaia di persone che la visitano quotidianamente per la kermesse semestrale di “Mercanteinfiera”, forse il format di mostra mercato più riuscito e replicato del vecchio continente.

Esporre qui significa prepararsi a dieci giorni che vanno dai momenti di trattativa serrata alle lunghe attese nei giorni di minor afflusso, infrasettimanalmente. Al di là dei risultati, speriamo positivi per gli espositori al lavoro, ciò che colpisce maggiormente sono gli incontri, gli intrecci e la convivialità che viene a crearsi in questi giorni di convivenza forzata tra vicini di stand, siano essi amici o semplici conoscenti. Dalle grandi tavolate collettive imbandite all’ ora di pranzo, dove salumi locali innaffiati da fiumi di lambrusco fanno da contraltare a nature morte di cacciagione, fino alla fondamentale pausa caffè dove ci si scambia un parere, un saluto, un commento sulla giornata, si tratta di momenti di apparente banalità dove possono rinsaldarsi amicizie e nascere collaborazioni.

Fateci caso quando passate tra i corridoi ingombri di arredi, dipinti ed oggetti di ogni sorta, a volte il pezzo di maggior interesse all’ interno di uno stand è l’ espositore stesso, con le sua storia e le sue esperienze, anche se non ha da proporvi l’ oggetto dei vostri desideri, come quella magnifica coppia di dipinti su pietra di cui si vocifera la presenza fin dai primi giorni della fiera: è forse finita nel cabinet di qualche accorto connoisseur o saremo così fortunati da vederla per caso esposta in una fiera internazionale i primi mesi dell’ anno venturo?

Marcello Mossini e Federico Cortona